Il processo di sterilizzazione è un fattore che non viene ben valutato quando ci si reca in uno studio dentistico e ciò non solo poiché per un paziente non è semplice sapere se il proprio dentista segue scrupolosamente le norme necessarie per minimizzare il rischio di infezioni e contaminazioni.

Ma, come afferma il dottor Antonio Grosso, titolare dello studio specialistico Day Dentist di Paola in Calabria: “Quando si va dal dentista un aspetto fondamentale da valutare è quello relativo alla sterilizzazione degli ambienti e degli strumenti”.

Infatti, per evitare il verificarsi di infezioni crociate, ossia quelle che vengono trasmesse da paziente a paziente (così come da paziente a medico e viceversa), bisogna innanzitutto attenersi a protocolli che fungono da barriera e a questi aggiungere un minuzioso “sistema igiene”.

Ed è proprio su questo punto che il medico calabrese, specializzato in implantologia e protesi, vuole evidenziare l’importanza che gli studi odontoiatrici debbono dimostrare al fine di tutelare non solo il paziente, ma anche e soprattutto i medici e gli assistenti che, nello studio dentistico, vivono e operano per molte ore ogni giorno.

Effettivamente – continua il dottor Grosso – nel corso della mia attività professionale ormai ultratrentennale, ho puntato tutto sulla sterilizzazione dettagliata. Un sistema che funziona solo se sono ben collaudate e testate le varie parti che compongono il sistema stesso” e ciò proprio “per poter operare nel proprio ambiente di lavoro serenamente e nelle migliori condizioni possibili per i miei pazienti, per i miei collaboratori e per me”.

Dotarsi di una buona sterilizzazione è quindi un investimento importante perché ci sono strumenti e ambientazioni che devono avere la massima igiene e devono essere sottoposti anche a relativi test. Le norme aiutano i professionisti nell’eseguire tutto ciò ma, a questo proposito, il dottor Grosso (che ha conseguito diversi master in Europa e negli Stati Uniti), si sofferma sulla necessità di adottare protocolli ancora più stringenti come, ad esempio, nel caso della buona igiene da tenere per le autoclavi, ovvero degli apparecchi utilizzati negli studi dentistici per la sterilizzazione di tutti gli strumenti e di tutti i materiali necessari per le cure dentarie. Ebbene, precisa Grosso che “Se in uno studio c’è un’autoclave attiva, che funziona continuamente, bisogna effettuare una serie di test ed ogni test va catalogato. L’autoclave va verificata con test biologici così come test di sensibilità al calore”.

Ma non ci si deve fermare a ciò e, infatti dichiara Grosso che “Nel mio studio si può risalire al tipo di autoclave esistente, alla data di fabbricazione e capire qual è stato l’andamento del suo funzionamento nel tempo. Così vale anche per gli strumenti trattati nei processi di sterilizzazione, poiché essi vengono catalogati con specifiche informazioni su data e ciclo al quale sono stati sottoposti. Tutto ciò è a favore del paziente che, in questo modo, è sicuro di non sviluppare infezioni per strumenti non sterilizzati”.

Ovviamente – conclude il dottor Grosso – per ottenere i massimi risultati di igiene e sterilizzazione sono necessari controlli con frequenza costante di materiali ed attrezzature ma altrettanto di persone appositamente formate”.